31.01. | 28.03.2026

HO FATTO TARDIGuido Segni

La mostra sarà aperta al pubblico Sabato 31 Gennaio dalle 17:00. L’artista sarà presente. Testo critico in galleria

SMDOT/Contemporary Art è molto felice di presentare, finalmente, la nuova mostra personale dell’artista Guido Segni intitolata HO FATTO TARDI. Lui stesso dichiara che il titolo non è una dichiarazione poetica o provocatoria: è una constatazione semplice, quasi tecnica. Riguarda un tempo, non in tempo, rimandato, dilatato, forse perso, nella finalizzazione di una serie di lavori iniziati tra il 2020 e la fine del 2025.
Questo intervallo non è neutro: coincide con la conclusione del suo progetto quinquennale dedicato alla pigrizia, Demand full laziness (2018–2023), ma soprattutto con l’ondata diffusa e persistente della digital fatigue esplosa nel periodo pandemico. Tra lockdown, iperconnessione forzata e continua esposizione agli schermi, si è prodotto un cortocircuito tra strumenti e desiderio, tra possibilità e volontà. In quel tempo, alcune cose hanno continuato a generarsi, ma senza urgenza né destinazione, lasciando sedimentare materiali e idee in una condizione di sospensione, dentro una serie di cartelle sulla scrivania del suo computer. L’accumulazione silenziosa, ma faticosa, di questi lavori e la loro formalizzazione adesso fuori dalla dimensione “hype” o “in tempo” non corrisponde ad un’operazione nostalgia e neanche ad una critica alla velocità delle innovazioni tecnologiche. Hanno l’obiettivo di riflettere sull’attrito tra corpo biologico e corpo tecnologico, un attrito che in quanto tale è una forza di resistenza che si oppone al movimento, producendo dispersione di energia sotto forma di calore, usura, rallentamento. È ciò che impedisce lo scorrimento perfetto, ma allo stesso tempo rende possibile il controllo del movimento stesso. L’attrito è, anche, disagio, frizione, incompatibilità parziale, ma anche condizione di realtà: senza attrito non c’è presa, non c’è orientamento, non c’è esperienza concreta. L’incontro tra corpo biologico e corpo tecnologico non è una fusione armonica, né una semplice opposizione. È piuttosto una zona di attrito continuo: il corpo biologico introduce lentezza, errore, resistenza; il corpo tecnologico impone accelerazione, ottimizzazione, standardizzazione. Nell’attrito emergono nuove forme di soggettività, nuove pratiche del corpo, nuove etiche della responsabilità tecnologica. L’attrito, dunque, non è un difetto del rapporto, come la stanchezza, il ritardo, ma la sua condizione critica e produttiva. Uno spazio da abitare, non da eliminare.

Guido Segni (Clemente Pestelli, 1979 Firenze) vive e lavora in Italia, all’estero e in Internet nelle intersezioni tra arte, cultura dei nuovi media e allucinazioni digitali. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Carrara.

SMDOT/Contemporary Art c/o KOBO SHOP via Palladio, 7 _ 33100 Udine (IT)
mail: info@smdot.net web: smdot.net | orari: dal martedì al sabato 10–13.00 | 16.00–19.00 

The exhibition will be open to the public on Saturday 31 January from 5pm. The artist will be present. Critical text in the gallery

SMDOT/Contemporary Art is delighted to finally present the new solo exhibition by artist Guido Segni entitled HO FATTO TARDI (I WAS LATE). The artist himself states that the title is not a poetic or provocative statement: it is a simple, almost technical observation. It concerns a time, not in time, postponed, dilated, perhaps lost, in the finalisation of a series of works begun between 2020 and the end of 2025.
This interval is not neutral: it coincides with the conclusion of his five-year project dedicated to laziness, Demand full laziness (2018–2023), but above all with the widespread and persistent wave of digital fatigue that exploded during the pandemic. Between lockdowns, forced hyper-connectivity and continuous exposure to screens, a short circuit has been created between tools and desire, between possibility and will. During that time, some things continued to be generated, but without urgency or destination, leaving materials and ideas to settle in a state of suspension, inside a series of folders on his computer desktop. The silent but laborious accumulation of these works and their formalisation, now outside the realm of “hype” or “timeliness”, is not an exercise in nostalgia, nor is it a criticism of the speed of technological innovation. Their aim is to reflect on the friction between the biological body and the technological body, a friction which, as such, is a force of resistance that opposes movement, producing energy dispersion in the form of heat, wear and tear, and slowdown. It is what prevents perfect flow, but at the same time makes it possible to control movement itself. Friction is also discomfort, friction, partial incompatibility, but also a condition of reality: without friction there is no grip, no orientation, no concrete experience.The encounter between the biological body and the technological body is neither a harmonious fusion nor a simple opposition. Rather, it is an area of continuous friction: the biological body introduces slowness, error, resistance; the technological body imposes acceleration, optimisation, standardisation. In friction, new forms of subjectivity, new practices of the body, new ethics of technological responsibility emerge. Friction, therefore, is not a defect in the relationship, like fatigue or delay, but its critical and productive condition. A space to inhabit, not to eliminate.
Guido Segni (Clemente Pestelli, 1979 Florence) lives and works in Italy, abroad and on the Internet at the intersections between art, new media culture and digital hallucinations. He teaches at the Academy of Fine Arts in Carrara.
SMDOT/Contemporary Art c/o KOBO SHOP via Palladio, 7 _ 33100 Udine (IT) mail: info@smdot.net web: smdot.net | opening hours: Tuesday to Saturday 10am–1pm | 4pm–7pm