Raffaele Santillo | FRAGILE, NEVERTHELESS

solo show
Raffaele Santillo

FRAGILE, NEVERTHELESS
29.05 | 03.07.2021
a cura di Stefano Monti 
#NOPARTY #STAYSAFE (visita su appuntamento)
SMDOT/Contemporary Art c/o KOBO SHOP 


Fragile e antifragile


Questo testo dovrebbe avere l’obiettivo di introdurre ed accompagnare, la prima mostra personale di Raffaele Santillo intitolata “FRAGILE, NEVERTHELESS” presso la galleria SMDOT/Contemporary Art, nella città di Udine, ma, la cosa, forse, è leggermente più complessa. 

Come spesso accade, a chi scrive e non solo, si è influenzati nell’elaborazione della narrazione, dalla propria memoria, dai ricordi, dallo stato d’animo, inoltre, per quanto mi riguarda, ho avuto la fortuna, nei mesi scorsi, di poter dialogare per molto tempo e in differenti occasioni con Raffaele. Ho ascoltato le sue parole, ho percepito i suoi gesti. Ho abitato il suo studio, dove nascono le opere, alcune le ho seguite nella loro evoluzione. Ho potuto sceglierle. Adesso, mentre scrivo, le immagino singolarmente e nel loro insieme, installate nello spazio adibito alla mostra. Ho la possibilità di guardare le loro foto, avendole viste da vicino, avendo avuto anche la possibilità di afferrarle, spostarle. Mentre scrivo conosco perfettamente, perché li ho definiti, li ho cercati, in accordo con Raffaele, i limiti del piano concettuale sul quale appoggiare, in questa occasione, i lavori selezionati.  Limiti definiti, ma mobili, frastagliati. Il fragile e l’antifragile. Le parole si muovono nello spazio bianco del foglio digitale portando con esse la memoria di questo percorso che ho provato a sintetizzare. Inoltre, bisogna aggiungere, che su questo piano, concettuale e fisico, si muoveranno altre forze, altre traiettorie: le dieci opere pittoriche scelte, gli sguardi e i corpi dei visitatori, i loro e i vostri, pensieri, durante e dopo aver letto il testo e guardato i quadri alle pareti. Solo allora ci potrà essere un’individuazione della narrazione. Molto difficile pensare ad un’opera o ad una mostra prima che sia compiuto il suo processo, o almeno una parte di questo. C’è sempre una semplificazione e un atto di presunzione nel momento in cui un soggetto, precede un processo, con lo scopo di anticiparne il percorso, tuttavia (nevertheless), vale la pena tentare una suggestione e pensare a questo testo non come una introduzione, ma come una prefazione, come un punto di partenza. 

Fragile è il punto di partenza scelto, ispirato, dai lavori di Raffaele. 

La parola fragile, che viene scritta nello stesso modo, in francese, italiano e in inglese, acquistando un suono diverso nella pronuncia, indica, nel suo significato principale, debolezza, poca resistenza, avvertimento ad usare cautela. Quest’ultimo significato è quello che con grande delicatezza ci suggeriscono le opere di Raffaele Santillo. Un fragile che ci obbliga, all’attenzione, a prenderci cura di quello che guardiamo, prendendoci cura di noi stessi, a guardare recuperando un’attenzione “verticale” in grado di articolare, sviluppare le informazioni nel flusso del tempo, che oggi è stata dimenticata a favore di un’attenzione “orizzontale” più attenta all’infinito presente. Una superficie che rischia di diventare superficiale senza la profondità. La delicatezza delle figure, dei colori, degli spazi segnati da Raffaele non esprimono debolezza, ma una richiesta di attenzione, una garbata richiesta di mettersi accanto, di lato, non di fronte all’altro. Uno stare accanto che sposta il punto di vista, diventa un guardare insieme, senza sovrapporre gli spazi. Un guardare “dentro”. Una memoria individuale (quella dell’artista) che trasfigurata diventa punto di partenza per un nuovo pensiero, un pensiero aperto che non parte e ritorna in un solo punto, ma si espande, si muove intorno. I singoli lavori in mostra diventano dispositivi capaci di rappresentare e farci immaginare la complessità partendo da qualcosa di apparentemente delicato, debole, esposto a rischi, “fuori fuoco”, non solo annunciando resilienza e resistenza, ma dandoci un’altra possibilità. I lavori in mostra non annunciano solamente, ma cercano di suscitare una sensazione, un pensiero, un gesto, un’azione. La resilienza e la resistenza, dice Nassim Nicholas Taleb, nel suo libro “Antifragile. Prosperare nel disordine”, sono comunque sistemi, “luoghi”, fragili con qualcosa in più, finalizzato ad un aumento della robustezza che può solo spostare nel tempo il punto di rottura. Un sistema antifragile, invece, subisce l’evento traumatico, lo fa proprio, e lo sfrutta per migliorare. Si adatta, apporta dei cambiamenti e si evolve, in quanto sistema e non come singolo. Le opere di Raffaele occupano lo spazio intermedio tra fragile e antifrangile, lo spazio della sensazione e dell’elaborazione di un nuovo pensiero, di un nuovo agire. 

“Giardino inglese 1 e 2” sono due tele dipinte ad olio di piccole dimensioni, dove natura e figure si scambiano, le figure sono in primo piano, ma non lasciano dietro il giardino, la natura, lo condividono e le figure “senza sguardo” ci invitano a condividere questo luogo, un luogo intenso, tra memoria e futuro, la pennellata è decisa e profonda come in “Sentiero” e “Grande Fontana”, due lavori di medie dimensioni, il primo su tela, il secondo su carta. La fermata dopo una passeggiata “attraverso” la montagna di un uomo e una donna, rivolti verso lo spettatore, per riposare o scambiare qualche informazione si trasforma in un incanto di un adulto e un bambino, di spalle, davanti ad una grande fontana, simbolo di qualcosa che sempre rinasce, sono entrambi figurazioni di memorie individuali, fermo immagini di sensazioni differenti, ma nello stesso tempo unite all’interno di un tempo intimo e collettivo.

“Solido con germogli e “Linea di costruzione”, rispettivamente un piccolo acrilico su carta e una tela di medio/grandi dimensioni realizzata con una tecnica mista, a prima vista, sono le uniche opere senza figure, ma la loro assenza è delicatamente presente. I piccoli germogli, fragili e tenaci, nel loro stare non sempre in luoghi sicuri e la rappresentazione di un piccolo spazio vuoto intimo sono soglie minime di una nuova umanità coabitata. 

“Teatro romano”, il frammento di un video di famiglia diventa una grande tela realizzata con una tecnica mista, colori caldi, chiari, luminosi. Un bambino corre verso la complessità del suo futuro accompagnato dalla speranza e dalla fiducia.  “La panchina verde” e “Solito giro” due piccoli lavori a olio, il primo su tela, il secondo su tavola, invitano alla sosta, alla riflessione, a un tempo lento, all’attenzione ai piccoli gesti, alle abitudini. Una donna siede sulla panchina e guarda il suo cane, una coppia si ferma, quasi in posa per un ritratto dopo la consueta passeggiata in bicicletta. Un’intensa e delicata rappresentazione, dell’azione che si ripete, del tempo utilizzato per essere e non solo per funzionare. “Fragile”, una grande tela realizzata con una tecnica mista, è l’opera che ha ispirato oppure si è fatta ispirare dalla mostra. Pochi colori, poca pittura, due figure rappresentate in una posizione strana, atipica.

Portano in testa una sedia. Una sedia seduta. Un capovolgimento del punto di vista. Un invito, sempre garbato, delicato, a non accomodarsi, non occupare un posto da osservatore esterno, ma quello di stare in piedi, insieme, immersi, coesistenti. Consapevoli della fragilità, che ci tiene vigili, tuttavia ci permette di esistere e di evolverci.

Stefano Monti

solo show
Raffaele Santillo
FRAGILE, NEVERTHELESS
29.04 | 03.07.2021
curated by Stefano Monti
#NOPARTY #STAYSAFE (private view by appointament)
SMDOT/Contemporary Art c/o KOBO SHOP

For all SMDOT/contemporary art exhibitions, a playlist will be created by Steve Nardini, the heart and soul of KOBO SHOP and a great musical expert. The following songs and artists have been selected for Raffaele Santillo and his solo exhibition "FRAGILE, NEVERTHELESS”