Yara Piras | ATTO I _ La ragazza con la pistola

solo show

Yara Piras

ATTO I _ La ragazza con la pistola

30.06 | 17.09.2022

a cura di Stefano Monti 

SMDOT/Contemporary Art
c/o KOBO SHOP via Palladio,7 33100 Udine (IT)
orari: dal martedì al sabato 10 – 13.00 | 16.00 – 19.00 
mail: me@smdot.net   web: smdot.net 




Mirare

SMDOT/Contemporary Art è felice di annunciare la prima personale a Udine di Yara Piras intitolata “ATTO I _ La ragazza con la pistola”.

Questo nuovo progetto può essere indentificato come il coerente proseguimento del percorso iniziato con le mostre personali “La Prima” alla Fondazione Pini e “Frame” presso Tufano Studio, entrambe a Milano.

Il lavoro di Yara si esprime attraverso installazioni cinematografiche che diventano soglie di senso per lo spettatore guardante. La pellicola, il proiettore, lo schermo, la videocamera, il corpo, l’immagine sono i vettori principali che si muovono su un rigoroso piano concettuale dai confini frastagliati, definito, probabilmente, dall’azione principale condotta da un artista: la creazione. Una creazione che in questo caso scaturisce da una pellicola cinematografica, da ogni singolo frame, che con il suo movimento continuo, tra reale e magia, illumina un pensiero, un pensiero laterale, fecondo.

Il titolo della mostra è nello stesso tempo esplicito ed opaco, semplice e complesso, ci attrae e ci accende.

L’appropriazione indebita che compare nella seconda parte dello stesso, La ragazza con la pistola, non è un palese riferimento al contenuto del film di Mario Monicelli, ma alla sua azione espressa, la quale rappresenta e nello stesso tempo introduce lo spettatore alla video-scultura che si appropria dello spazio centrale della galleria modificandolo. Una pellicola che attraverso una retroproiezione su uno schermo target, mostra le immagini registrate in precedenza della performance realizzata da Yara Piras mentre maneggia una videocamera super 8 come se fosse una pistola, la stessa pistola/videocamera che lo spettatore è invitato ad utilizzare salendo su una pedana di legno. Una pedana che lo colloca perfettamente di fronte allo schermo/target, in quello che può essere un corridoio di tiro, dove è invitato a inquadrare, catturare, mirare il target/video utilizzando il mirino della telecamera, sperimentando, in questo modo, con il suo posizionarsi fisicamente e idealmente lo scarto contenuto nella stessa azione del premere il grilletto per sparare o riprendere, per costruire o distruggere.

A questo punto si svela la prima parte del titolo della mostra: ATTO I. L’atto, l’azione che viene prima, che anticipa le altre azioni: mirare. Mirare significa meravigliarsi, guardare, guardare con attenzione, con particolare sentimento. Mirare è l’azione che precede lo sparo. Lo sparo che serve per colpire e distruggere un obiettivo. Mirare è anche l’agire che precede l’inizio della ripresa cinematografica, cioè un movimento che registra, che accoglie, facendone materia creativa. Lo spettatore è invitato a posizionarsi, a mirare ed a sparare. Per fortuna il suo mirare, attraverso un primo momento di disorientamento causato dall’ambiguità dell’ambientazione costruita sarà un invito a guardare con attenzione, con trasporto, un guardare per conoscere, per pensare e creare. Un mirare che contiene sempre al suo interno, nella sua pratica anche il suo opposto, la distruzione.

Il lavoro di Yara si muove tra rigore concettuale e sensibilità estetica, tra serietà intellettuale e ironia, creando dei brevi, intensi, scomodi cortocircuiti, click boom, in grado di sollecitare l’attenzione, la riflessione, ma anche la scelta. Una scelta difficile, ma necessaria, quotidiana, che ogni volta va fatta con estremo rigore, ma senza dimenticare l’ironia e la bellezza.

Lo spazio espositivo, che per eccellenza dovrebbe essere il luogo del guardare, del prendersi cura dello sguardo si trasforma in un corridoio di tiro, mostrandoci la necessità del mirare, dell’imparare a mirare e della responsabilità che determina questa azione. 

All’interno della galleria ci sono altre due opere. Una scultura/plastico di un lavoro non ancora realizzato che ci mostra un poligono di tiro con più postazioni dove i target sono sostituiti da specchi. Ci si spara (sempre con pistole/cineprese super8) e ci si riprende contemporaneamente. 

In questo caso il cortocircuito determinato dall’azione espressa dal verbo inglese to shootche può essere tradotto in italiano con sparare e riprendere, rende protagonisti, soggetti dell’opera, gli spettatori all’interno di un ambiente individuale e collettivo nello stesso tempo confrontandosi con l’ambiguità dell’azione e del suo risultato.

Il terzo lavoro è un lightbox dove, alcuni fotogrammi del video selezionati ed ingranditi, focalizzano, fermano, lo sguardo sull’azione finale, TO SHOOT, che al suo interno contiene il mirare e tutta l’oscillazione concettuale del suo movimento.

La ragazza con la videocamera, ci obbliga a prenderci cura del nostro sguardo con grande intensità ed ironia mostrandoci l’importanza del mirare, dell’individuazione dell’obiettivo, con il monito di fare attenzione alla scelta per non restare coinvolti in una sparatoria che potrebbe distruggere noi stessi. 

Stefano Monti

solo show

Yara Piras

ATTO I _ La ragazza con la pistola

30.06 | 17.09.2022

a cura di Stefano Monti

SMDOT/Contemporary Art
c/o KOBO SHOP via Palladio,7 33100 Udine (IT)
orari: dal martedì al sabato 10 – 13.00 | 16.00 – 19.00
mail: me@smdot.net   web: smdot.net