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EVVIVA!
e viva ancora vita.

Mentre scrivo siamo immersi in un periodo di grande crisi, economica, politica e sociale determinata dalla pandemia generata dal Covid-19, malattia infettiva causata da un virus.
Lavoro alla realizzazione di un sito personale e progetto al suo interno un blog/studies con l’obiettivo di parlare di Filosofia e Arte, soprattutto di arte visiva.
La sensazione è quella di essere immersi in un tempo sospeso che offre la possibilità di grandi cambiamenti, ma che forse non avverranno o comunque non saranno interessanti, spero di sbagliare. Con un po’ di resistenza interpreto questo tempo come un turning point, come una soglia da dove decidere in quale direzione andare e allora …
e viva oppure evviva!
Cosa c’entra Evviva?
Forse niente. Forse un (pre)testo. Una scusa per parlare di altro o forse no.
Mi sono appropriato da qualche giorno di questa espressione scritta su un disegno di un bambino regalato ad un’amica che lo ha pubblicato online.
Questa parola, posso dire che non mi appartiene, nel senso che non sono portato a facili entusiasmi e non credo di averla pronunciato negli ultimi tempi.
Comunque ne sono stato attratto leggendola, sicuramente anche per come era stata scritta, cioè sono stato attratto d’istinto dalla sua immagine, dalla rappresentazione fatta da Leo, sulla quale ritornerò.
Evviva! Una parola molto interessante. Un’esclamazione che può essere un sostantivo, oppure partendo dalla sua forma e viva, la terza persona del presente congiuntivo o l’imperativo del verbo vivere.
Un’esclamazione di approvazione e di plauso, di esultanza, può essere utilizzata come saluto per accogliere un amico o per festeggiare qualcuno con un brindisi. Esiste anche un aspetto ironico, tipico della nostra lingua. L’esclamazione evviva può essere utilizzata per esprimere un giudizio nei confronti di un’azione, racconto, modo di comportarsi, eccessivo, esagerato, sia positivo che negativo. Evviva può essere anche un sostantivo, nel senso che indica un festeggiamento, un “festeggiamento a distanza” che può essere mandato, mandare un evviva a qualcuno.
Mi piace, mi interessa il tema dell’esagerazione, dell’eccesso istintivo, emotivo, che in qualche modo è sempre espresso da questa esclamazione. Evviva è determinato sempre da qualcosa di eccezionale, contingente, e rappresenta uno stato emotivo da inviare, donare, quando è un sostantivo.
Evviva, scritto, meglio dire, disegnato da Leo, fa da sostegno, da supporto, forse da mezzo di trasporto ad un personaggio antropomorfo, corpo di uomo e testa di cane o coniglio, che a sua volta è sostenuto da un libro, è portato verso l’alto, o forse, fluttua nello sfondo del cielo, in perfetto equilibrio. Un equilibrio leggero ed esagerato nello stesso tempo.
Un evviva che ha la funzione di una automobile, un areo, una nuova bicicletta senza manubrio, mezzo di trasporto silenzioso ed ecologico che ci permette attraverso la forza propulsiva del libro di farci navigare, leggeri, liberi. L’unità, la sintesi, dell’immagine di Leo è difficile da descrivere con delle parole, probabilmente perché questo disegno non illustra la realtà e quindi è più difficile cercare e trovare le parole giuste, meglio quelle imperfette, quelle dell’arte.

EVVIVA, 2020, collage, matita su carta, foglio A4.

EVVIVA, 2020, collage, matita su carta, foglio A4.

Le opere d’arte, quando sono tali, non illustrano la realtà, ma   spingono a riflettere su di essa, a guardarla da un’altra prospettiva, a forzare l’orizzonte conosciuto o riconosciuto; non so se il disegno di Leo possa essere o meno definito un’opera d’arte, forse no, non ancora, ma, esagerando, mi ha fatto pensare ad un’ opera dell’artista contemporaneo Luc Tuymans che ho visto in Italia in occasione della sua personale intitolata “La Pelle” a Venezia a Palazzo Grassi nel 2019. Tra ottanta opere selezionate dalla curatrice Caroline Bourgeois provenienti dalla Collezione Pinault, da musei internazionali e collezioni private mi è tornato alla memoria “Still Life” uno dei suoi quadri monumentali, un’opera pittorica, olio su tela, grande 348 x 503cm, realizzata nel 2002.
L’opera fu presentata la prima volta in occasione di dOCUMENTA 11 (si scrive con la “d” minuscola, ed è una delle più importanti, manifestazioni internazionali di arte contemporanea europee, che si tiene con cadenza quinquennale nella città di Kassel, nell’ Assia, Germania), dove i lavori esposti rispondevano, nella maggior parte dei casi, ciascuno a proprio modo, alla tragedia dell’11 settembre 2001.
“Still Life”, colse in contropiede critica e spettatori, la grande tela, come esplicitato, dal titolo, rappresenta una natura morta di frutta con brocca d’acqua trasparente in secondo piano, il tutto trattato come un acquerello di Cézanne.

Still life, 2002, oil on canvas 347,8x502,5 cm Pinault Collection

Still life, 2002, oil on canvas 347,8×502,5 cm
Pinault Collection

Ogni frutto poggia su una linea immaginaria, in perfetto equilibrio, al centro del quadro, pur essendo ingrandito in maniera esagerata, appunto, un equilibrio esagerato.
Le dimensioni irreali, probabilmente, ci indicano le misure esagerate della città americana, ma anche l’impossibilità dei fatti e l’enormità del gesto terroristico. La rappresentazione che si ottiene, come ha detto lo stesso Tuymans, è una “falsificazione autentica” della realtà. L’opera non illustra l’evento accaduto, ma lo mette in prospettiva (la prospettiva è una falsificazione della realtà), lo restituisce allo spettatore in forma interrogativa. Nessuna rappresentazione della catastrofe, ma la rappresentazione di un primo, frugale, pasto condiviso di fronte alla follia umana. Un atto di resistenza umana. In fondo la traduzione letterale italiana di “Still Life” è “ancora vita”, e “EVVIVA!” deriva da “e viva” e, esagerando, possiamo pensarlo come l’imperativo del verbo vivere, quindi:
“e viva ancora vita”.

Grazie Leo, grazie Luc.

s.

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